Carlo Raspagni (1925-1999)

Carlo Raspagni (1925-1999)

Postby Heidegger on Sun Jan 11, 2009 10:24 pm

Carlo Raspagni nasce a Vignate, piccolo paese della periferia est di Milano, il 14 ottobre 1925.
Il suo incontro con la liuteria avviene in modo quasi banale: alla fine della seconda guerra mondiale è nelle condizioni di
trovare un’occupazione; avrebbe voluto impiegarsi in una fabbrica meccanica, ma la forte disoccupazione non lo rende possibile. In paese abita uno zio, Erminio Travi, che costruiva chitarre e mandolini. Raspagni diventa garzone in questa piccola bottega, iniziando a familiarizzare con il legno, con la
colla, con gli strumenti del mestiere: è soltanto il principio, ma è in questi anni che scatta in lui la passione per la costruzione di strumenti musicali.
Dal 1946 al 1951 rimane in questa bottega. Raspagni si appassiona alla chitarra, intuisce che ci sono enormi potenzialità di sviluppo per questo strumento e cerca, soprattutto a Milano, la possibilità di approfondire le tecniche costruttive.
Nel capoluogo lombardo era ancora florida e rinomata l’industria costruttrice Monzino: una sorta di laboratorio artigianale con metodi produttivi da industria. Nel 1951 viene assunto da Monzino, inizialmente come apprendista. Il suo ruolo è quello di fare il “tappabuchi” nella catena di montaggio:
è un vantaggio perché ha modo di imparare tutti i passaggi della dinamica costruttiva di Monzino. Il lavoro non era semplice: si trattava di imparare a riconoscere i legni adatti e le loro caratteristiche; di calibrare gli spessori delle tavole; di impostare i timbri degli strumenti. E bisognava
inoltre riuscire a vincere la diffidenza dei “maestri”, restii a rivelare i segreti della loro professione ai giovani apprendisti.
Fin da subito Raspagni si distingue per la precisione con cui esegue ogni lavoro.
E Antonio Monzino presto se ne accorge: gli affida alcuni lavori di riparazione, quelli più delicati. Per dieci anni Carlo Raspagni è
occupato alla catena di montaggio durante la giornata lavorativa, mentre la sera, dopo il lavoro, e la mattina presto, prima di recarsi a Milano, esegue le riparazioni che gli sono affidate. Sono stati dieci anni faticosi e intensi, dopo i quali, nel 1960, riesce a ottenere sufficiente lavoro per intraprendere
autonomamente la propria attività. Lascia la fabbrica di Monzino e lavora nel laboratorio che ha costruito vicino a casa, a Vignate.
Già da subito molte delle sue chitarre vengono acquistate dal negozio di strumenti musicali Ricordi, allora uno dei più affermati negozi di
strumenti musicali di Milano. In quegli anni inizia un rapporto, talvolta anche stretto, con importanti liutai, affermati in tutta Italia, che operano
proprio nel milanese. Intrattiene relazioni fruttuose con i più importanti nomi della liuteria italiana come Naldi, Giulietti e, soprattutto, Gallinotti,
che considera suo maestro.
Il 1961 è importante anche per un altro motivo: ad aprile di quell’anno a Terni si celebra il primo “Concorso nazionale della
chitarra moderna”, organizzato dall’Anlai, l’associazione artigiana liutaria italiana, in quegli anni molto attiva: Carlo Raspagni si aggiudica il secondo
premio nella sezione della chitarra classica, dietro soltanto a Nicola De Bonis, un liutaio allora molto affermato. È il primo dei tanti
riconoscimenti che Raspagni riceverà nella sua carriera, ma è anche il più importante: il suo nome inizia a girare tra i chitarristi,
che ormai non si accontentano più di trovare le sue chitarre nel negozio di Ricordi; vogliono conoscerlo e iniziano a frequentare il suo laboratorio.
Gli anni Sessanta furono ricchi di gratificazioni: nella piccola bottega di Vignate arrivano tanti personaggi noti nel mondo dello
spettacolo e della musica cosiddetta “leggera”: Luigi Tenco (che acquista la prima chitarra costruita da Raspagni, quella che ha vinto il concorso di Terni), Giorgio Gaber (che per trent’anni suona quasi esclusivamente chitarre Raspagni, costruite appositamente per le sue mani), Enzo Jannacci, Cochi
e Renato, Adriano Celentano, Fabrizio de André, Lino Patruno, Caterina Valente, Tony Renis, Franco Mussida.
Tanti altri artisti della musica degli anni Sessanta, Settanta, e degli anni successivi, hanno suonato, e ancora suonano, chitarre Raspagni. I
suoi strumenti sono sparsi per quasi tutto il mondo. L’orchestra mandolinistica di Lugano, per esempio, è composta per il novanta per cento
da strumenti firmati Raspagni. Nel 1984 una chitarra, costruita con cassa in acero e tavola in abete (quindi bianca, come la talare del papa,
usava dire Raspagni) è stata donata a papa Giovanni Paolo II. Raspagni non si dedica soltanto alla musica leggera: nel frattempo
continua a costruire chitarre destinate alla musica classica, la sua vera passione, facendo i primi esperimenti,
quelli che gli hanno permesso di costruire strumenti migliori e perfezionati.
Negli anni Settanta inizia una nuova tappa del lavoro di ricerca di Raspagni. Era diventato obbligatorio, per conseguire il diploma di chitarra
al Conservatorio, eseguire dei brani sul liuto, strumento ormai passato di moda. E per Raspagni inizia un periodo di ricerca storica, finalizzato ad acquisire
informazioni sulla costruzione di strumenti antichi. Raspagni fu mosso da una provocazione di un noto liutista italiano, Cristoforetti, che aveva affermato
che in Italia non c’era nessuno in grado di costruire un liuto. La ricerca di Raspagni, tradotta nella costruzione di un liuto, ha
dato come risultato uno strumento non filologico, ma adatto all’impostazione chitarristica, soddisfacendo così alle necessità degli
aspiranti al diploma in chitarra.
Sempre con l’intento di venire incontro alle necessità dei chitarristi, che affrontavano il repertorio antico, Raspagni ha costruito anche
strumenti come la vihuela, le chitarre del periodo barocco e anche chitarre in stile ottocentesco (romantico). Oltre a questi, nel reportorio di strumenti
Raspagni, compaiono anche molti mandolini e mandole, strumenti che fanno parte del repertorio musicale prettamente italiano. E continua
comunque anche le sue sperimentazioni: negli anni Ottanta costruisce anche una sorta di chitarra con il fondo costituito da un guscio di armadillo,
uno strumento assolutamente unico nel suo genere. Ma il suo vero sogno nel cassetto è quello di tramandare la sua esperienza
e le sue conoscenze. Vuole insegnare il suo mestiere: a un certo punto non gli basta più dare consigli a tutti coloro che bussano alla
porta del suo laboratorio, vuole fare di più. Così, nel 1981, grazie ai contributi della Provincia di Milano e del Comune di Vignate, organizza,
proprio a Vignate, una scuola di liuteria, gestita come un laboratorio frequentato da circa 25 ragazzi all’anno, dove Raspagni insegna a
costruire liuteria a pizzico, chitarre acustiche e classiche. La scuola è durata fi no al 1989, quando le disponibilità economiche
dei due enti pubblici si sono esaurite. Oggi, grazie a questo corso, vari dei giovani che l’hanno frequentato sono affermati liutai.
Molti di essi sono attivi nel milanese; uno di questi, Maurizio Foti, lavora proprio a Vignate,
nello stesso laboratorio che fu di Raspagni, da lui chiamato nel 1998 a prenderne il posto. Del resto tra i liutai attualmente
in attività, anche tra quelli che non hanno frequentato la scuola da lui organizzata, ben pochi non hanno avuto da lui un consiglio o solo un incoraggiamento:
la porta del suo laboratorio è sempre stata aperta a tutti. Tra questi è doveroso citare Gioachino Giussani, nipote di Raspagni e in qualche modo
suo erede, che per anni è stato assiduo frequentatore del laboratorio di Vignate. A differenza di altri, Raspagni non è mai stato restìo a tramandare i segreti del proprio mestiere, fatto soprattutto di esperienza, di profonda conoscenza del legno e di tanta pazienza. Sul finire degli anni Ottanta il famoso liutaio giapponese Kohno è stato in visita nel laboratorio di Raspagni e, ammirato dal suo lavoro, gli ha proposto di aprire una fabbrica artigianale di liuteria. Raspagni
rifiuta, come del resto aveva già rifi utato altre proposte del genere che gli erano state fatte negli anni: egli voleva continuare a costruire personalmente gli strumenti, mettendo in ognuno di essi tutta la sua esperienza e anche le sue capacità di sperimentazione. Sempre negli anni Ottanta si sono organizzate importanti mostre di liuteria, che hanno visto Carlo Raspagni tra i principali protagonisti, se non tra i promotori. In particolare quelle di Gargnano (Bs) e di Lagonegro (Pt) hanno avuto il merito di far incontrare liutai italiani e stranieri e di far riconoscere la liuteria italiana e, soprattutto, la chitarra
costruita artigianalmente, signifi cativa a livello internazionale. Tutto ciò in anni in cui la tradizione liutaria italiana, fiorente fino al secondo dopoguerra, era in declino, a vantaggio della produzione spagnola e tedesca.
Negli anni Novanta Raspagni continua la sua ricerca sulla chitarra; la sua forma si fa più piccola, più leggera, il suono più pulito e pronto: sono queste
tra le caratteristiche distintive delle ultime chitarre che ha costruito. Carlo Raspagni è morto il 30 agosto del 1999, a 73 anni, ancora in piena attività, lasciando molte chitarre ancora da finire.
Il merito di Raspagni è stato quello di studiare e di costruire strumenti semplici da suonare, recuperando la tradizione liutaria italiana, unica nel suo genere a livello mondiale.

http://www.comune.vignate.mi.it/sa/outp ... grafia.pdf
Heidegger
 
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